Distillare è portare a purezza, per estensione è lavoro psicologico, in quanto cura del proprio laboratorio interiore.
Dopo l’affondo, tempo addietro, con alcune note di getto relativamente alla distillazione del “pecio”, similmente, con questo articolo, vorrei riportare alcuni aspetti tecnici, e non solo, per quanto riguarda la possibilità di ottenere in maniera artigianale, dalla resina di larice, il suo olio essenziale; partiamo col dire che quella che comunemente è conosciuta da noi come “Trementina di Venezia”, andrebbe classificata come “oleoresina di larice” (dialett. “Largà”), essendo il termine “trementina” piuttosto ambiguo e confusivo, in quanto abituati a considerare la trementina comune (quella industriale) per la sola funzione di diluente per vernici. Detto ciò, attraverso opportuni accorgimenti inerenti la tecnica di distillazione, ovverosia lavorando la resina tramite un processo di “idrodistillazione” anziché impiegando la più comune tecnica in “corrente di vapore” e giostrandosi con una qualche abilità tra cucurbite in vetro, refrigerante a serpentina tipo Dimroth e quant’altro necessiti l’arte, possiamo separare la componente volatile della resina, il suo olio essenziale quindi, da quella solida (che al termine del processo si definisce “colofonia” o “pece greca” e che nel mio caso viene ad essere scartata) per tutti gli usi che comunemente vengono fatti di altri oli essenziali estratti da conifere; in generale possiamo affermare che le proprietà degli oli essenziali estratti da conifere sono di tipo balsamico, espettoranti, mucolitiche e disostruenti le vie respiratorie; aggiungo per completezza che da ricerche recenti gli oli essenziali di alcune conifere, tra cui pino silvestre e abete rosso, sembrerebbero trovare una felice applicazione anche a livello corticosurrenale (come unguenti perfusivi ad azione ricostituente).
Tornando al tema in oggetto, il vantaggio dell’olio essenziale, rispetto alla resina, è l’ottenimento di un prodotto volatile, con una nota aromatica delicatissima e sovrapponibile in toto a quella della resina; trattandosi di olio essenziale e non di resina non dovremmo quindi preoccuparci del non trascurabile “problema” dell’appiccicume. Si tratta di un lavoro accorto e preciso che nell’ultimo anno mi sta sempre più appassionando, a partire anche da alcune esperienze pratiche di recupero dell’antica tradizione di estrazione della resina di larice, così come venivano effettuate sul nostro territorio secoli addietro. Tutto ciò grazie all’interesse dimostrato dalla nostra Magnifica Comunità di Fiemme, con la quale si è potuto organizzare in tempi recenti una giornata interamente dedicata al larice e ai suoi utilizzi.

Concludo questo breve intervento con una citazione dal ponderoso volume “Larjëi – 1000 anni di gestione del larice nella Valle di Lungiarü, Alto Adige”, curato da Roswitha Asche, Giovanni Mischì, Günter Asche, Ernst-Detlef Schulze, pubblicato da Union Ladins Val Badia in collaborazione con l’Istituto Max-Planck di Biogeochimica di Jena, 2009. “Se strofinato sulla pelle, l’olio di trementina dà effetti benefici come un tonico che riscalda e colora la pelle; […]. Se diluito con olio, può essere utilizzato per curare le infiammazioni dell’orecchio che presentino formazione di pus”. Estratto da pagina 243 del volume summenzionato. Il testo virgolettato è presente in “Losch, Fr.: Kräuterbuch, Oldenburg, 1997”, opportunatamente riportato dagli autori.